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RASSEGNA STAMPA

Antologia critica

 

 

(…) Seguendo Pino Volpi – questo sensibile osservatore, dall’inconfondibile taglio figurativo, che sa dare un senso alla sua esperienza artistica così pregnante di autentico lirismo interpretativo – si riprende contatto con la ‘nostalgia di Milano’ cara alle pagine di Severino Pagani, e di tanti altri scrittori e poeti nostrani: ma c’è in questi schizzi densi e pur non grevi, anche l’urgenza di non perdere di vista la città dell’avvenire che ogni giorno prende gradatamente consistenza. (…)

Siro Brondoni

 

(…) Il disegno di Volpi risulta portato avanti come mezzo grafico minuzioso, intelligente, delineato da un segno sempre nitido, uguale sul quale sono state stese superfici di colore ad olio dalle varie sfumature (…) in modo trasparente, limpido come acquarello, attribuendo alle opere un valore del tutto particolare perché acquistano un’atmosfera assai significativa con i diversi effetti di luce e di ombre.

Mario Calosso

 

(…) I recenti sforzi e il costante impegno di studiosi (…) hanno tenuto vivo il ricordo, lo hanno sottratto ad una vera e propria, quanto ingiustificata, damnatio memoriae e suscitato una sincera curiosità del pubblico e della critica.
I folgoranti acrilici su carta intelata, gli emozionanti oli su tela e faesite, presentati in questa esposizione, non vogliono essere una piccola antologica né una formale retrospettiva del grande pittore, ma piuttosto una prima sintesi, un’affascinante scelta delle immagini espressionistiche di Volpi. E sono nevai lucani dalla perfetta composizione, ariosi ormeggi fluviali, dinamiche metafisiche di un mulino, scenari urbani antropizzati virati al bruno, memorabili treni a vapore su ponti ferroviari sospesi, suggestivi tramonti su code in strada, diacromie su nevai tra cielo e terra, scene di ordinario traffico metropolitano, la citazione colta de L'arrivo di un treno alla stazione di La Ciotat dei Lumière, inquiete barche a vela ormeggiate al porto, acidi notturni dai tetti, barche alla Vlaminck, bestie domestiche/fauves, svettanti cattedrali gotiche, binari verso il nulla, fragili ponti su specchi d’acqua, genti del quarto stato, albini paesaggi mediterranei e tanto altro.
È, questo, solo l’inizio di un’esaltante riscoperta che ha il valore di una rivelazione ex novo, una di quelle avventure intellettuali che ci piacciono. Pino Volpi ci ha dato l’emozione dell’archeologo postmoderno; gli riserviamo il posto che gli compete nelle intense vicende della storia dell’arte dell’ultimo scorcio del “secolo breve”.

Mauro Carrera

 

(…) Volpi ha avuto come pittore e come grafico un’intensa produzione nel corso degli anni Settanta; è stato uno degli interpreti più sensibili di quella innovativa e rivoluzionaria stagione culturale milanese, in quegli anni insieme eccitanti e difficili del contrasto tra l’astrazione informale e la nuova figurazione. Attraverso un suo percorso del tutto personale, Volpi ha sperimentato autonomamente i diversi linguaggi, arrivando nel volgere di una esistenza troppo breve ad una figurazione tipo espressionista, in rilevante anticipo sulle incipienti post-avanguardie. (…)
Gli acrilici su carta e gli oli su tela e faesite, presentati in questa mostra sull’arte come testimonianza della verità, sono un piccolo ma suggestivo campionario delle visioni espressionistiche di Volpi: immaginarie aurore boreali, specchi d’acqua raggrumati tra monti dai colori fauves, deframmentazioni ante litteram di paesaggi, finestre grondanti di inquietudine, gabbiani oscuri su vitali ormeggi. Questo è Pino Volpi: un artista che siamo felici di aver ritrovato e a cui spetta di certo un posto di rilievo nell’ambito artistico degli ultimi decenni.

Mauro Carrera

 

(…) grande pittore attivo a Milano tra gli anni ’60 e ’70 e scomparso prematuramente nel 1980. (…) Volpi è stato di certo uno degli artisti più sensibili della sua generazione e ha sperimentato con originalità e incisività i diversi linguaggi, arrivando in pochi anni ad una figurazione in controtendenza con le neoavanguardie che tanto influenzarono gli anni a venire. Soltanto di recente, ad opera di studiosi attenti e collezionisti lungimiranti, si è risvegliato su di lui un grande interesse. Gli acrilici e le tempere su carta ma anche gli oli su tela e faesite (…) costituiscono un piccolo ma suggestivo campionario delle visioni espressionistiche di Volpi: immaginarie aurore boreali, specchi d’acqua raggrumati tra monti dai colori fauves, deframmentazioni ante litteram di paesaggi, finestre grondanti di inquietudine, gabbiani oscuri su vitali ormeggi. Questo è Pino Volpi: un artista cui compete un ruolo centrale sulla scena artistica degli ultimi decenni (…).

Nero Corsa

 

 

Una breve vita percorsa in fretta – bruciando tappe, assorbendo il mondo, trasformando in ricerca e colore le immagini impastate d’aria, di luce, di libertà – quella di Pino Volpi, (…). Autodidatta, ma artista da sempre, con un’istintiva intelligenza del segno grafico e del colore, capace di assorbire velocemente esperienze e conoscenze, per cui già nel 1966 si presenta pienamente padrone del disegno, del segno, dell’immagine figurativa, el paesaggio e della prospettiva. La pittura diventa quindi una vera e propria professione di questo cittadino del mondo nel vero senso del termine, nomade e randagio, capace di trovarsi a proprio agio nelle città più affollate ed insieme in pace con se stesso tra le cime nevose. Istintivamente ovunque poneva radici senza essere ne esprimersi da turista, da colui che cede al facile esotismo, al colore locale, incapace di superare la barriera delle apparenze. (…)
La linea, in quelle opere, è sempre presente e gioca con il colore che si aggruma, si addensa, si dilata come vapore, si scompone in frammenti di stelle, insegue insomma una realtà sfuggente da catturare e comporre.
Il ritorno alla figurazione, seppur con una pittura che potremmo dire di espressionismo naturalistico, avviene sotto due spinte che si legano insieme: da una parte il piacere ed il gusto per le civiltà preistoriche e arcaiche, per la ricerca dell’origine della socialità, della forma urbana e quindi della religione e della cultura e dall’altra i molteplici viaggi nel mondo e per il mondo, il piacere del mare e dei suoi quieti porti e quello delle vette inviolate, con nevi perenni, con cavalloni di montagne che rimpiccioliscono il cielo e si susseguono a chiudere l’orizzonte. (…)

Marzio Dall’Acqua

 

Incontro con Pino Volpi. Artista sincero, sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo che lo possa stimolare, soddisfare. Ma la soddisfazione per lui non è cosa facile e non la intende come realizzazione di mercato, bensì come riuscita della sua indagine pittorica, che appaghi il suo sforzo raziocinante dopo la fase conclusiva. Nelle sue opere ad olio originali ed espressive, si avverte anzitutto il segno grafico, marcato deciso, che racchiude la forma in espressioni piacevoli ed interessanti. In questo suo operare nascono paesaggi inventati, irreali, prodotti dalla fantasia, figure brevemente accennate ed ambientate in una pittura personale fatta di un cromatismo gioioso e felice di blu e di rossi che prevalgono sempre sulle altre tinte. Naturalmente un artista come Volpi, grande disegnatore, non lo potevamo ignorare. (…)

Amilcare De Gregorio

 

Meticolosità sintetica, seppure tagliente nella complessità dell’opera risolta dal segno decisivo e graficamente armonico, unito dalla stesura del colore tenue e sfumato, denotano un’esperienza profonda acquisita nel corso degli anni dall’integrità di un artista come Pino Volpi.
Nel suo operare ha voluto definire una passione che da tempo meditava con una acuta osservazione ed un interesse storico ed artistico.
Poesia e ricordi di calore umano, fissano indelebilmente queste architetture ancora integre, oppure vedute parziali nella scia di «omaggio alla città», al di fuori della comune rappresentazione ormai troppo inflazionata, che quasi è diventata un volgare bene di consumo.
Pino Volpi pone queste opere a livello, qual è la sua personalità raffinata, con un risultato ampiamente intellettualistico che scaturisce dalla scelta ed intuizione del soggetto esteriorizzandolo così ad un messaggio intimo che richiami l’attenzione di Noi tutti a ricordarci il passato, come un mistico ricordo, ed a farci sentire presenti oggi, come ogni essere che ritrovi se stesso.
Cultura umanistica e fantasia guidata da un limpido senso di osservazione, fanno un’opera di coesione nella rassegna «Omaggio a Milano».

G. Niccoli

 

(…) La città-satellite, centri residenziali sono, forse ancor più delle città-dormitorio, la fine di ogni rapporto umano. A queste realtà di ribella Pino Volpi. Lui, umbro di origine (una terra che è rimasta intatta nei secoli), sente in modo sofferto questa necessità di opporsi alla disumanizzazione dei centri urbani e ne parla costantemente in quel suo “mondo Ax” che dipinge da anni. Un mondo dove montagne e castelli ritornano a colloquio, dove l’uomo si sente liberato da costrizioni strutturali che attualmente ci limitano non solo nell’aria che respiriamo, ma prima di tutto nel rapporto tra di noi.
Questa la sua filosofia e questo il motivo di un libro che solo apparentemente contrasta con le sue esperienze pittoriche.
Volpi disegna a china una Milano che in gran parte è scomparsa, ne ricostruisce gli angoli più suggestivi, ne canta il sapore di salotto-bene, ove ci si riuniva a fare quattro chiacchiere (…).
(…) Questo spinge uomini della sensibilità di Pino Volpi a crearsi una specie di città ideale, platonica, se si vuole, ma utile per rifugiarvisi in attesa che le cose cambino. (…)
Ma torniamo alle illustrazioni. Volpi descrive squarci di città con compiacenza un po’ romantica, ma avvalendosi di una tecnica pregevole e di accurati studi architettonici. Palazzi e piazze sono filtrati attraverso l’interpretazione dell’artista, assumendo ora toni sognanti ora brillanti luminosità.
È quasi un delicato ricamo intorno alla città (…) Un tessuto sottile che si mostra in tutte le sue trame, pulite, senza nodi. Insomma è un ricamo che mostra tutta l’abilità tecnica dell’artista, noto prima di tutto per le sue qualità grafiche e per la ricerca continua che porta avanti da anni in questo campo.
(…) Chiaroscuri e costruzione architettonica trovano valori cromatici che meritano attenzione (…).

Emiddio Pietraforte

 

Studi irregolari, passione totale per il disegno, frequentazione assidua degli studi di artisti, apprendistato sui classici e sui grandi delle avanguardie storiche, vagabondaggi per le periferie misteriose e talvolta incomprensibili della metropoli, questi gli ingredienti della sua arte, passata da un naturalismo ascetico e critico a una più accesa gamma sentimentale e cromatica. Così, esordendo ufficialmente nel bienno 1967-68, Volpi trascende una sorta di chiarismo delle origini, fatto di una tavolozza mite e talvolta “illustrativa”, alla foga “fauve” del decennio successivo 1971-1980, quando, quasi presentendo la fine, alza inni potenti ai treni, alle piccole stazioni desolate, ai pontili che si addentrano nella nebbia, arditi e instabili, agli angoli di strade vuote dal sapore e dall’afrore “utrillesco”, le vedute e gli innamorati scorci londinesi, gli uccelli immobili sui rami, i mulini con le ruote ferme sul torrente, ma sopra ogni cosa, le montagne, le Alpi?, dipinte con sconfinato amore, dai cieli azzurri e limpidi come non mai, mai visti in un pittore contemporaneo.

Antonio Carlo Ponti

 

(…) Pino Volpi, un artista che oltre che alla pittura si dedica con impegno reale e sentito alla grafica e alla scultura. (…)
Pino Volpi ha saputo dare a quella sua purezza di linee, alla maestria del chiaroscuro, un significato e soprattutto un’angolazione del tutto particolare. (…)

Antonio Scialoia

 

(…) Tutti elementi osservati senza attenzione nella foga dei soliti paesaggi quotidiani, si rivalutano inseriti nella lenta carrellata di una veduta figurativa la cui validità di base si riscontra già ad una prima lettura, nel notevole apporto della componente tecnica, legato a sua volta a quella rara abilità dell’artista di raffigurare graficamente innumerevoli passaggi e sfumature di luce o altre «cadenze» naturali, come il fruscio morbido degli alberi (…).

Cecilia Toschi

 

(…) Volpi non sente il bisogno di ricorrere al colore né ad accentuate variazioni nello spessore del segno per vivacizzare le sue composizioni, scandire le distanze o graduare i piani: le fa vivere così, come se fossero sospese nell’aria. (…) Nelle sue città tutto può succedere: ci sono la scenografia e l’atmosfera per ambientare ogni più incredibile vicenda. Ad ogni modo, ciascuno di noi, davanti ad una di queste composizioni così dense di spunti, sente la propria fantasia mettersi in moto per dar una ragione a questi monumenti, chiese, palazzi, castelli, borghi che si arrampicano, piazze, viali e giardini (…) ed a popolarli con personaggi presi dai sogni più belli (…). Ci sembra impossibile possano avvenire drammi e tragedie nel mondo che Pino Volpi inventa di volta in volta, quando si mette a seguire le evoluzioni della sua fantasia. In lui c’è l’ottimista e ci sembra di sentir anche animato il suo ottimismo da quel soffio di poesia che ritroviamo sempre, dietro la vicenda delle fiabe più belle.

Dino Villani

 

Rassegna stampa

Gazzetta di Parma - Mercoledì 6 febbraio 2013

 

Gazzetta di Parma - Sabato 22 settembre 2012

 

Gazzetta di Parma - Venerdì 14 settembre 2012

 

"Libertà" - Quotidiano di Piacenza - Sabato 7 aprile 2012

 

"Piccolo" - Settimanale di Cremona - Venerdì 5 dicembre 2011

 

"La Cronaca" - Quotidiano di Cremona - Sabato 26 novembre 2011

 

Gazzetta di Modena - Venerdì 23 settembre 2011

 

Gazzetta di Parma - Martedì 28 dicembre 2010

 

Gazzetta di Parma - Mercoledì 27 ottobre 2010

 

Corriere dell'Umbria - Mercoledì 20 ottobre 2010

 

Gazzetta di Parma - Sabato 2 ottobre 2010

 

Gazzetta di Parma - Martedì 14 settembre 2010

 

Gazzetta di Mantova - Lunedì 6 settembre 2010

 

Gazzetta di Mantova - Martedì 31 agosto 2010